Scrivevo questo pensiero di ritorno in treno da una delle innumerevoli riabilitazioni del pavimento pelvico al quale periodicamente devo sottopormi.
Tempo di lettura stimato: 1 minuto
Una malattia cronica ti mette a dura prova e ti condanna un po' alla sensazione che sarai per sempre dipendente da trattamenti, medicine e percorsi di vario genere.
Pensare di essere vincolato a vita e non riuscire a vederla se non in ottica di impedimenti e abilità mancate è snervante oltre che fortemente frustrante.
Sono trascorsi due anni dalla diagnosi e ancora faccio fatica a farci i conti.
La parola chiave è "accettare".
Accettarsi anche così, accettarsi nonostante il dolore, nonostante le spese onerose, nonostante... troppi per vedere gli aspetti positivi, no?
Come si fa a spiegare a qualcuno che non ha la tua stessa malattia cosa sia la stanchezza cronica? Come spiegare che non si riesce a stare sul focus se non per poco tempo? Come spiegare che si deve stare attenti ad alimentarsi correttamente, fare gli esercizi, assumere gli integratori, fare sport ed evitare lo stress che peggiorerebbe un quadro clinico già compromesso? Come si fa a trovare le parole per descrivere il proprio affaticamento fisico e mentale?
Ma forse non serve spiegare perché chi vuole starti accanto ti legge il cuore e aspetta che ti ricarichi a sufficienza per interagire.
Ti rispetta e ti aspetta!
Ma sai cosa mi fa più paura? Non l'essere malata, no! Ma il fatto che questa condizione sia cronica e quindi non abbia una definitiva risoluzione!
So che siamo marea, ogni tanto ho solo bisogno di riaffermare i miei spazi e qui mi sento al sicuro nel farlo senza riserve.
A te che mi leggi e per qualsiasi ragione stai soffrendo, sappi che non sei solo!
Con stima e gratitudine,
Federica

Commenti
Posta un commento