Una spina nel fianco




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Quasi un anno è trascorso dall'ultima volta in cui ho scritto su questo blog.

Perché? 

Perché nessuno mi legge più e io avevo iniziato perché desideravo arrivare a tanti cuori, a tante esistenze.

Ne ho perso allora il senso, l'enfasi, la ragione. 

Ma se c'è una cosa che ho appreso in questi mesi è che arrendersi non è un verbo che mi si addice!

Allora persisto, fino allo sfinimento. Perché se anche mi leggesse una sola persona sarei felice di essere arrivata ad un solo cuore!

Ieri ero a scuola e per la prima volta dopo un anno dalla mia vicinanza alla causa palestinese, mi è parso uno spiraglio rispetto all'opportunità di fare, esserci e continuare a lottare per i diritti di quanti ogni giorno vengono privati di ogni inalienabile facoltà. 

Ero a lavoro e per la prima volta, nel concentrarmi sui bambini e la preghiera che stavano recitando, non mi sono chiesta perché stesse succedendo tutto questo orrore come ero solita fare sempre, ma mi sono soffermata sul privilegio di essere dalla parte giusta della storia e di avere la possibilità di darmi da fare.  Non sono stata investita dal mio solito attacco di tachicardia che rimarca il mio sentirmi impotente, ma ho accennato un sorriso come a ricordarmi che io ho fatto e sto continuando a fare per aiutare quelle persone violentate e private di ogni bene primario.

Questo è il mio contributo alla Resistenza: sto continuando ad oppormi al mio sistema che mi scatena queste crisi di accelerazione del cuore oltre che stati di ansia.

Perché io non sarò mai come il Sistema mi vuole.

Io sarò sempre una spina nel fianco per chi mi vorrà asservita al suo disgustoso potere.

Ti senti spina come me?

Insieme è più semplice percorrere la strada meno comune dell'apparente ignoto!

Con affetto,

Federica

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