Empatia, questa sconosciuta


 

Tempo di lettura stimato: 1 min 40 sec

Quando ho creato questo spazio l'ho fatto, in primis, con l'intenzione di volere definire un luogo protetto, entro il quale lasciare fluire le mie emozioni e necessità tramite il (prezioso) mezzo della scrittura.

Oggi, dunque, ho bisogno proprio di fare questo: garantire riparo alla mia psiche. Ciò che scriverò, dunque, riguarda la mia vita "reale" e le vicissitudini che la caratterizzano.

Non è la prima volta che mi trovo in un contesto dal quale vorrei tenermi distante. Sinceramente, e di questo sono fermamente convinta, senza l'anno di terapia che ho alle spalle, non riuscirei ad affrontare questi episodi con tanta serenità e pacatezza d'animo.

Durante questi giorni di "festa" mi è capitato di prendere parte a degli eventi durante i quali si è dettagliatamente parlato del modo attraverso il quale è possibile far diventare un animale (ovviamente non da compagnia, come cane e gatto) un succulento pezzo di carne. Si è trattato di commensali che erano a conoscenza della mia scelta alimentare e che hanno avuto modo di guardare (ma evidentemente non vedere) la mia reazione facciale. Nessuno tra loro è intervenuto a mettere fine a quelle descrizioni così macabre. Vi era assenso, vi erano sorrisi e squallide battute. 

Lasciando a parte la mia reazione (ovviamente non normativa) mi sono interrogata e ho riflettuto sulla violenza che, da mesi a questa parte, caratterizza non solo le nostre azioni, ma anche la nostra comunicazione. Giudizi, epiteti ingiuriosi, castronerie di ogni genere (sul conto di persone non presenti) hanno spesso caratterizzato tali occasioni conviviali. 

Per una persona altamente sensibile ed empatica come me è piuttosto difficile capacitarsi di come si possa perpetuare un atteggiamento del genere volto costantemente a sentenziare e mettere in cattiva luce l'operato e l'esistenza altrui. 

Queste giornate, dunque, si concludono per me con un pianto e uno sfogo che hanno breve durata fortunatamente, ma lasciano un rammarico per non riuscire a trovare un senso a tutta questa cattiveria.

Dicono che bisogna circondarsi di persone positive e il più possibile simili alla propria persona. Io negli anni ho imparato a farlo sempre di più, ma ci sono occasioni ed eventi ai quali non ci si può sottrarre e dunque ci si ritrova a fare i conti con chi sembra non aver avuto la (s)fortuna di sviluppare né empatia né sensibilità alcuna. 

Vi siete mai chiesti se queste ultime sono o meno capacità apprese, innate oppure alle quali poter essere educati? Conosco delle teorie in merito che avrei piacere di condividere con voi. 

Se vi dovesse interessare, battete un colpo! Dovrei lavorare su testi e articoli scientifici e questo mi richiederebbe tempo ed energie da investire e convogliare verso queste tematiche a discapito dunque di altre.


Alla prossima scrittura,

Federica

Commenti